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Il governo si da la fiducia…(da solo)

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Oggi nella camera dei deputati ci sono state le votazioni per dare o meno la fiducia al neo (+-) governo Berlusconi.

I risultati della votazione parlano chiaro, la camera con 335 voti favorevoli contro 275 contrari concede per l’ennesima volta al presidente la fiducia, domani toccherà al senato e vista la maggioranza di senatori in più per il pdl (40) il risultato è certo.

La discussione in parlamento è sembrata molto calma tranne che per l’intervento dell’onorevole Di Pietro che ha suscitato un po’ di perplessità a mio parere non motivata da parte dei suoi colleghi di partito (PD)

Di Pietro: “Noi conosciamo la sua storia politica, personale e giudiziaria e noi crediamo che lei sia in politica per difendere i suoi interessi personali…”. (altre dichiarazioni di Di Pietro)

Parole che trovano effettivamente un riscontro pratico visto che il PDL tra i punti del suo governo citava la lotta all’evasione fiscale… misura sacrosanta per rialzare il paese dalla condizione attuale se non fosse che Berlusoni nel suo ultimo governo abbia varato una legge “ad personam” sul falso in bilancio appunto per interessi personali.

Come dimenticare tra le altre cose il decreto “salva Previti” per capirci l’indulto, legge che ha trovato in seguito l’apporovazione da parte del governo Prodi che tutto ha fatto tranne che il bene del paese.
Le carceri sono troppo piene? che senso ha far uscire i detenuti, se sono li è perchè devono pagare una pena. Le carceri però sono troppo costose? Allora fuori dai coglioni gli immigrati dalle carceri e ognuno a casa propria! (vedi i pensieri di Bossi)

Si spera comunque che l’opposizione nelle prossime sedute parlamentari faccia quello che è il suo compito: L’OPPOSIZIONE e non stia a guardare Berlusconi che fa le sue porcate e neanche, come il governo di destra insegna, cercare di boicottare in tutto e per tutto le scelte e in generale la stabilità del governo (vedi le famose “spallate” al governo Prodi).

Non sono fiducioso per il futuro però i numeri che consentono al governo di governare son tutt’altro che pochi e come ho già scritto in un precedente post, se questa volta sbaglieranno non ci saranno più scuse ( e a quanto pare anche Berlusconi l’ha capito).

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Gianfranco fini è il nuovo presidente della camera

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Il leader di An ha ottenuto 335 voti:«Onorare 25 Aprile e primo maggio»
Gelo del Carroccio sul tricolore:«La Padania ha la sua bandiera»
Gianfranco Fini è il nuovo presidente della Camera. Il leader di An ha ottenuto la maggioranza assoluta con 335 voti. Un applauso scrosciante dell’aula di Montecitorio ha salutato il raggiungimento del quorum.

«Sono un uomo di parte»
«Sono un uomo di parte, fortemente convinto della bontà dei valori che hanno ispirato il mio impegno politico», ma mi impegnerò per il «rigoroso rispetto del principio di assoluta parità di diritti tra tutti i deputati». Il leader di An, visibilmente emozionato, ha indicato con chiarezza nel suo discorso di insediamento a Montecitorio le linee guida della sua presidenza, che partono proprio dal riferimento ai valori. Un discorso di circa quindici minuti, con sedici applausi e una standing ovation finale, per definire la XVI legislatura per davvero come «una legislatura costituente».

Gianfranco Fini«Serve una legislatura costituente»
Fini invoca «una legislatura costituente» perchè «le sfide del tempo in cui viviamo esigono una risposta che metta la società civile in condizione di avvalersi di istituzioni più snelle ed efficienti». Laicità delle istituzioni, deferente omaggio al Papa, identità cristiana e Tricolore, impegno per dimostrare che i deputati non sono una casta alcuni tra i cardini della proposta di Fini, che poi ha indicato il 25 aprile e l’1 maggio come date di riferimento per gli italiani: «Celebrare la ritrovata libertà dell’Italia e la centralità del lavoro nell’economia è un dovere cui nessuno si può sottrarre», giornate «in cui si onorano valori autenticamente condivisi da tutti gli italiani», nel segno della «ricostruzione di una memoria condivisa» e di «una pacificazione nazionale tra vincitori e vinti».

“Sforzo comune per mettere fine alle morti bianche”

Nette le parole di Fini contro il «relativismo culturale», vera «minaccia» per «la nostra libertà e, di conseguenza, per la nostra democrazia». Al pari del «diffondersi di un senso di insicurezza tra i cittadini», da combattere attraverso il ripristino dell’«autorevolezza dello Stato, del principio di legalità e del diritto alla giustizia». Altrettanto preciso, infine, il richiamo al lavoro come «diritto di ogni cittadino ad avere un lavoro dignitoso ed equamente retribuito», con la capacità nel contempo di «garantire concordia tra capitale e lavoro e rispondere alla sfida epocale della globalizzazione» e non senza rispondere «all’imperativo morale del massimo impegno per garantire che il diritto al lavoro possa essere esercitato in condizioni di sicurezza», motivo per cui seerve «uno sforzo comune per mettere fine alle morti bianche».
La Lega non applaude al tributo di Fini alla bandiera italiana
L’unica nota stonata per la maggioranza arriva dalla Lega. Il Carroccio non ha applaudito quando Fini ha citato la bandiera Tricolore come simbolo dell’unità nazionale. «L’Italia ha il tricolore, la Padania ha la sua bandiera che è bianco-verde», ha rincarato Bossi. Pocho prima in Aula c’era stato uno scambio di battute tra i due leader improntato alla cordialità. Bossi, facendo il suo ingresso in Transatlantico alla Camera aveva salutato il leader di An: «Ehi Gianfranco!..». «Ciao Umberto, dove sono i fucili?», aveva risposto scherzando Fini, e Bossi aveva sorriso ma non aveva risposto.

Napolitano: “Un intervento non di parte”
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha definito non di parte il discorso di insediamento del presidente della Camera Gianfranco Fini e ha sottolineato di aver particolarmente gradito «il riferimento al tema del lavoro e della sicurezza sul lavoro» fatto nel suo intervento. «Un riferimento importante, che - ha aggiunto Napolitano - io ho apprezzato». Secondo Napolitano, complessivamente il discorso di Fini è stato un intervento «certamente non di parte».

Fonte : La stampa

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