La Scuola, da parte sua, non ha gli strumenti adatti per supplire a questa mancanza. Inoltre, l’escludere da questo sistema tutto ciò che non è calcolabile, porta la scuola a diventare un complesso menomonico-nozionistico, dove non si valuta nè si insegna ai giovani l’emotività, e nè tantomeno questi vengono spronati alla creatività e alla fantasia. Il realizzare poi che le attuali conoscenze e la scienza non sono in grado di cambiare in meglio la società e la realtà, genera delusione, impotenza e frustrazione. Ciò comporta, secondo il prof. Galimberti, la perdita di fiducia nel futuro, che viene visto dai giovani non come una promessa, quanto piuttosto come una minaccia. Questa incertezza provoca paura e sofferenza, che si superano rifugiandosi nell’anestesia delle droghe, che danno un temporaneo piacere ed una temporanea eccitazione, ma che allontanano la nuda realtà dalla nostra percezione.
Senza scuole e famiglie, il ruolo principale di “educatore” è affidato oggi ai media, alla televisione, il cui obiettivo non è però l’insegnamento etico, bensì incrementare il “consumo”. Si fa strada in questo modo la cosificazione, la mercificazione di tutto: si diventa schiavi delle cose. Lo stesso corpo viene visto dagli adolescenti come un “capitale” da investire per vendere la propria immagine ed acquisire così consenso nella società. Nascono in questo clima i reality, le veline, i tronisti, da cui derivano quegli atteggiamenti, riscontrabili in età sempre minore, di mercificazione di se stessi, come dimostrano i numerosissimi filmati su youtube e i casi delle ragazzine che in cambio di ricariche telefoniche vendono immagini del proprio corpo. Il “cogito ergo sum” cartesiano si è trasformato in “adparo ergo sum”, ovvero “sono in quanto appaio”: l’etica dell’apparenza.
Gran parte delle manie della nostra società sono figlie del benessere: con la crescita del tempo libero cresce anche la noia (il tempo vuoto), vuoto non solo temporale, che si cerca di riempire con una distrazione sulla quale focalizzare la mente, finchè quella distrazione diviene l’occupazione principale. Poiché manca, come abbiamo visto, un’educazione emotiva, è spesso in questa attività che si sfogano le proprie emozioni, in modo incontrollato, dominato dall’indifferenza egocentrica e da un “sono fatto così” che assolve ogni comportamento. E’ così che si fa strada la violenza. In particolare la violenza di gruppo, in cui si perde la responsabilità del singolo e in cui quindi è più facile agire e dare, da un lato, libero sfogo al proprio malessere, dall’altro, vendere un’immagine “potente” di se stessi all’interno del gruppo.
Al termine di questo discorso appare evidente che la cura per questo male parte dall’educazione. Bisogna rieducare i giovani all’emotività e alla morale, ridargli la speranza nel futuro, creare occasioni in cui possano tenersi occupati in qualcosa di costruttivo. Personalmente ho in mente delle iniziative da radicare nella società ed in particolar modo nelle strutture scolastiche e nelle associazioni sociali. La voglia di “immagine”, di “apparire”, che hanno i giovani di oggi, non va demonizzata nè repressa, ma è una potenzialità da sfruttare incanalandola verso modelli positivi: vanno sperimentate ed incentivate nuove forme di insegnamento ed apprendimento. A nulla servono le riforme scolastiche “formali” (come la riforma dei cicli della Moratti) o “minacciose” (come potevano essere alcuni provvedimenti di Fioroni), se non si affianca un nuovo modello che metta al centro i giovani di oggi e le loro passioni. Aiutiamo i giovani a riscoprire sè stessi, solo così saranno in grado di rapportarsi correttamente verso il prossimo, e di ritrovare quella speranza nel futuro.
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Maggio 19th, 2008 a 20:11
Complimenti, bell’articolo, forse hai generalizzato un po’ troppo e sicuramente per descrivere una società malata qualche riga in un blog non basta.
Spero di poter leggere in qualche tuo prossimo articolo delle soluzioni approfondite ai problemi che citi, che non siano quelle di dire: “diamo dei buoni modelli”, perchè i buoni modelli già ci sono, sta alla gente decidere o meno di seguirli e quindi la faccenda si complica e si va sul soggettivo.
Ciao!
Maggio 20th, 2008 a 10:09
Grazie Luca, ho cmq detto all’inizio che so che non è così per tutti, ma che comunque sono molto e che per questo è una cosa da tenere in considerazione. Per quanto riguarda invece i modelli sono cmq troppo pochi e troppo poco pubblicizzati rispetto ai “contro-modelli”…
Sulle soluzioni io ho in mente una riforma del sistema educativo, a partire dalla scuola… che è rimasta troppo indietro rispetto alle potenzialità dei tempi! Però credo che il punto centrale resti la famiglia… e lì non c’è molto da intervenire… Comunque appena riesco scriverò meglio come dovrebbe cambiare secondo me la scuola.